Wall of dolls. Un inutile muro di bambole sole. #pinkmarket

Ex UAGDC

La violenza contro le donne è un “prodotto” di grande successo sui banconi del pinkmarket, fa vendere e si vende benissimo, aiuta aziende in crisi e, perchè no, anche cantanti trash in cerca di una rinata notorietà.
Jo Squillo, oggi presentatrice di rubriche di moda, negli anni ’80 cantante di hit del calibro di “siamo donne oltre le gambe c’è di più” e “violentami sul metrò”, ha ideato una iniziativa contro i femminicidi che si è svolta il 21 Giugno a Milano.

Wall of Dolls – un muro di bambole contro la violenza sulle donne – è una installazione che consiste in bambole attaccate al muro di Via De Amicis 2 a Milano. Bambole come simboli delle donne uccise e abusate in tutto il mondo.
L’iniziativa apriva la settimana delle sfilate di moda maschile e ha visto la partecipazione di 50 famosi marchi del fashion made in Italy…

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4 thoughts on “Wall of dolls. Un inutile muro di bambole sole. #pinkmarket

  1. femminilità non è una parolaccia, esiste come la mascolinità..non è solo natura e non è solo cultura (noi siamo natura e cultura non ha senso separarle), può essere vissuta in tanti modi più o meno usuali ma sempre legittimi e autentici. Una donna che vive la femminilità o che cura il suo aspetto estetico (cosa che facciamo tutti per noi stessi e per il prossimo e fa parte della nostra personalità) in un modo che a voi non piace o che è appassionata di cose che voi considerate “frivole” come la moda non è uno “stereotipo”, va rispettata come chiunque altro.
    quanto a dolcezza e comprensione, una donna può averle come non averle o averle in misura più o meno maggiore come chiunque. comunque mi diverte una cosa: prima ci lamentiamo perchè i temi per cui ci battiamo non raggiungono il grande pubblico, ma per far sì che ciò avvenga devono entrare nel mainstream (con tutte le contraddizioni del caso e iniziative discutibili e criticabili come questa delle bambole)..epperò quando diventano mainstream ci lamentiamo perchè il mainstream è brutto, cattivo e “commerciale” e ogni tanto nel mainstream assieme a cose buone troviamo pure le cazzate

  2. Sarò sincera. Nutro dubbi quando sono gli uomini ad affrontare questi temi perché, nella consapevolezza che non sia stato lei personalmente a farlo, gli uomini, da millenni ambiscono a gestire il corpo delle donne e l’uso che esse desiderano farne. E per questo motivo le imprigionano, torturano, uccidono ancora oggi da tutte le parti del mondo.
    Detto questo, non mi piace l’iniziativa di Milano perché LA MODA fa proprio questo, né più, ne meno: gestisce il corpo femminile, in questo caso a fini commerciali, e lo fa deturpandolo.
    L’iniziativa di Milano mi lascia perplessa sin dal suo slogan “Non siamo solo bambole” e per il fatto che questi facsimili del femminino sono appese.
    L’oggetto bambola ha poi due facce: è da secoli strumento per insegnare alle bambine il loro ruolo preassegnato di madri ed è icona della donna manipolabile, strumento docile e inerte.
    LA MODA infatti fotografa donne pallide, morenti, esangui, filiformi, anoressiche. Donne prive di vita: bambole, appunto.
    Queste bambole però devo avere un bel seno, per esser sessualmente appetibili, e poiché questo è incompatibile con questi corpi scheletrici, il seno viene aggiunto chirurgicamente.
    E’ questo quella femminilità da raggiungere di cui lei parla?
    Se LA MODA si impegnasse a modificare questo modello ideale così macabro e irreale cominciando a mostrare un ideale di bellezza reale, vitate, fiero ed energico, farebbe meglio. Il prossimo impegno potrebbe essere quello di trasformare le bambole viventi in donne.

    • mi sembra chiaro che quando parlo di femminilità e mascolinità parlo di qualcosa di plurale, quanto alla moda, come tutti i mondi ha le sue luci e le sue ombre, quanto alla moda, ha le sue luci e le sue ombre come tutti i mondi..oggi c’è anche la moda curvy, non c’è più solo la modella “anoressica” (ed è bene dire che essere magri o di corporatura esile non equivale ad anoressia)
      (e personalmente sono contro la dicotomia “corpi reali” “corpi irreali”: tutti i corpi non photoshoppati sono reali)

  3. La moda curvy è un un modo per trarre profitto d una nicchia di mercato. La sfido ad aprire una qualsiasi rivista o quotidiano e a trovarmi modelli curvy e a dire poi la proporzione che trova. Le dico una cifra non statistica, basata sulla esperienza di donna: 100% a 0%.

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